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Gli eventi astronomici più rilevanti del 2026: eclissi totale di Sole in Europa e 13 lune piene

Dal fascino delle eclissi solari e lunari, alle suggestive piogge di meteore, passando per le congiunzioni planetarie più spettacolari, il 2026 si preannuncia un anno straordinario per chi osserva il cielo.

Il 2026 si configura come un anno di eccezionale interesse astronomico. Sarà ricordato principalmente per il ritorno, dopo 27 anni, di un'eclissi solare totale sull'Europa, ma anche per una rara configurazione geometrica di Saturno. Ma vediamo più nel dettaglio cosa attenderci per questo nuovo anno.

Eclissi solari - Il 2026 presenta due eclissi solari, di cui una di portata storica per l'Europa. Il 17 febbraio si verificherà un'eclissi solare anulare. In questo frangente la Luna, trovandosi in prossimità dell'apogeo (il punto più distante dalla Terra), avrà un diametro apparente insufficiente a coprire interamente il disco solare, lasciando visibile il caratteristico "anello di fuoco". Sarà tuttavia visibile solo tra l'Antartide e l'Oceano Indiano meridionale. Un'eclissi parziale sarà visibile dall'estremità meridionale dell'Africa e del Sud America.

Il 12 agosto 2026 si verificherà l'evento clou dell'anno. Per la prima volta dopo quel lontano 11 agosto del 1999, l'ombra della Luna toccherà in modo significativo l'Europa continentale. L'eclissi totale di sole inizierà nell'Artico siberiano, attraverserà la Groenlandia e l'Islanda occidentale, per poi terminare spettacolarmente in Spagna (Galizia, Castiglia e Leon, Aragona) e nelle Isole Baleari poco prima del tramonto. In Spagna, la totalità avverrà con il Sole molto basso sull'orizzonte (tra i 10° e i 2° di altezza), offrendo scenari fotografici unici ma richiedendo orizzonti liberi a Ovest. In Italia sarà visibile solo parzialmente. Nel dettaglio la percentuale varierà in base alla zona: al Nord fino a circa 60-70%, al Centro intorno al 50-60% mentre al Sud circa 40-50%.

Eclissi lunare totale - Il 3 marzo 2026 la Luna attraverserà il cono d'ombra terrestre, assumendo la tipica colorazione rosso cupo. L'evento favorirà le Americhe, l'Asia orientale e l'Australia. Dall'Europa sarà difficilmente osservabile o invisibile poiché la Luna tramonterà prima o durante l'inizio del fenomeno.

Eclissi lunare parziale profonda - il 28 agosto 2026 un'eclissi parziale di grande intensità, con circa il 93% del diametro lunare immerso nell'ombra. Sarà ben visibile dall'Europa (nelle prime fasi o fase centrale a seconda della longitudine), dalle Americhe e dall'Africa. Visivamente, a occhio nudo, sarà molto simile a un'eclissi totale, lasciando illuminato solo un sottile spicchio di Luna.

 
  • Quadrantidi (3-4 gennaio): Il picco sarà disturbato dalla Luna Piena, rendendo l'osservazione difficile quest'anno.
  • Eta Aquaridi (maggio): Associate alla Cometa di Halley, godranno di cieli scuri (Luna calante/nuova).
  • Perseidi (12-13 agosto): Coincidenza eccezionale. Il picco dello sciame avviene esattamente la notte successiva all'Eclissi Solare Totale (che corrisponde al Novilunio). Questo garantisce un cielo perfettamente buio e condizioni di visibilità ottimali per le "Lacrime di San Lorenzo", rendendo la settimana di Ferragosto 2026 un periodo d'oro per l'astro-turismo.
  • Geminidi (13-14 dicembre): La Luna sarà al primo quarto e tramonterà presto, lasciando la parte centrale della notte buia per osservare questo sciame affidabile e luminoso.

Fenomeni lunari - Superlune: Sono previste ben tre Superlune verso la fine dell'anno (novembre e dicembre), con il satellite al perigeo che apparirà leggermente più grande della media. Il mese di maggio ospiterà due lune piene(il 1° e il 31). La seconda è tradizionalmente definita "Luna Blu". Il 2026 avrà così ben 13 lune piene!

Opposizioni e congiunzioni - Giove sarà in opposizione molto presto nell'anno (fine febbraio 2026), dominando i cieli invernali e primaverili con la sua alta luminosità. Saturno sarà in opposizione in autunno, con condizioni favorevoli per l'osservazione degli anelli. Il 2026 offrirà diverse congiunzioni planetarie di rilievo, tra cui incontri ravvicinati apparenti tra Venere e Giove e tra Giove e Marte, utili sia per l'osservazione amatoriale sia per la divulgazione astronomica.

Problemi medici per un astronauta sulla Iss: la Nasa interrompe la missione Crew-11

Per motivi di privacy non è stato rivelato il nome dell'astronauta né la natura del problema. Nei prossimi due giorni sarà annunciata la data del rientro.

La NASA ha annunciato la decisione di far rientrare sulla Terra la missione SpaceX Crew-11 dalla Stazione Spaziale Internazionale in anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto, a seguito di un problema medico che riguarda un membro dell’equipaggio attualmente residente e operativo a bordo del laboratorio orbitante. 

Lo si legge sul blog della Nasa, nel quale viene spiegato che sarà presa nei prossimi giorni una decisione circa la data di rientro. La Nasa sta inoltre esaminando le opzioni disponibili per anticipare il lancio della missione Crew-12.

L’agenzia spaziale statunitense ha comunicato che il team composto da quattro membri – provenienti da Stati Uniti, Giappone e Russia – farà ritorno sulla Terra nei prossimi giorni, prima del previsto.

Per motivi di privacy, non è stato reso noto né il nome dell’astronauta coinvolto né la natura del problema di salute. Tuttavia, l’agenzia ha confermato che il membro dell’equipaggio è ora in condizioni stabili. Ieri, in via precauzionale, era stato annunciato l'annullamento della prima passeggiata spaziale dell’anno.

Secondo il dottor James Polk, responsabile sanitario e capo medico della Nasa citato da Reuters, non si è trattato di un’emergenza a bordo della stazione, ma l’agenzia ha deciso di “agire con la massima cautela per la sicurezza dell’astronauta”. Polk ha sottolineato che si tratta della prima evacuazione medica dalla Stazione Spaziale Internazionale nella storia della Nasa, anche se in passato astronauti hanno ricevuto cure in orbita per disturbi minori, come mal di denti o problemi alle orecchie.

L’equipaggio che rientrerà sulla Terra è arrivato sulla Iss lo scorso agosto a bordo di una capsula SpaceX, per una missione della durata prevista di almeno sei mesi. Ne fanno parte gli astronauti della Nasa Zena Cardman e Mike Fincke, l’astronauta giapponese Kimiya Yui e il cosmonauta russo Oleg Platonov. Fincke e Cardman avrebbero dovuto effettuare una passeggiata spaziale per preparare l’installazione di nuovi pannelli solari destinati ad aumentare la capacità energetica della stazione.

Per Mike Fincke si tratta della quarta missione sulla ISS, mentre Kimiya Yui è alla sua seconda permanenza in orbita. Questa, invece, rappresenta la prima esperienza spaziale per Zena Cardman e Oleg Platonov.

“Sono orgoglioso della rapidità e dell’impegno dimostrati dall’agenzia per garantire la sicurezza dei nostri astronauti”, ha dichiarato l’amministratore della NASA, Jared Isaacman.

Prosegue, invece, la missione per gli altri tre astronauti nella Iss: l’americano Chris Williams e i russi Sergei Mikaev e Sergei Kud-Sverchkov, arrivati a novembre con una capsula Soyuz per una missione di circa otto mesi. Il loro rientro è previsto per l’estate.

Stelle cadenti: dicembre ci regala lo spettacolo celeste più luminoso dell’anno

Le Geminidi rappresentano un’eccezione quasi unica: a generarle non è infatti una cometa.

 

Il cielo di dicembre torna a vestirsi di scintille. Come ogni anno, ma con un’intensità che quest’anno si preannuncia particolarmente notevole, tra il 4 e il 20 dicembre farà la sua comparsa lo sciame meteorico delle Geminidi, considerato dagli astronomi il più prolifico e affascinante dell’intero calendario astronomico. Il picco è atteso nella notte tra il 13 e il 14 dicembre, quando nelle condizioni ideali – cieli bui, trasparenti e senza inquinamento luminoso – si potranno osservare fino a 120-150 meteore all’ora: una vera e propria “pioggia” di stelle cadenti che trasforma la volta celeste in un palcoscenico in continuo movimento.

 

Un’origine che sfida le regole

Se la maggior parte degli sciami meteorici nasce dai detriti lasciati lungo l’orbita dalle comete, le Geminidi rappresentano un’eccezione quasi unica. A generarle non è infatti una cometa, ma l’asteroide 3200 Phaethon, un corpo roccioso dal comportamento enigmatico.

Scoperto nel 1983, Phaethon è un oggetto ibrido: pur essendo classificato come asteroide, mostra occasionalmente un’attività simile a quella cometaria, espellendo polveri quando si avvicina al Sole. Questa natura ambigua ha portato gli scienziati a ipotizzare che possa trattarsi del nucleo estinto di una cometa che, nel corso del tempo, ha perso gran parte dei suoi ghiacci, lasciando però dietro di sé una scia di frammenti rocciosi.

È proprio l’incontro della Terra con questa scia che ogni dicembre regala uno degli spettacoli più intensi dell’anno.

Meteore lente, luminose e colorate

Uno dei motivi per cui le Geminidi sono tanto amate dagli appassionati è la loro straordinaria visibilità. Le loro meteore sono infatti più lente rispetto ad altri sciami: ciò significa scie più lunghe e facili da seguire. Sono inoltre molto luminose, con una grande percentuale di bolidi – meteore particolarmente intense – che spesso lasciano scie persistenti per diversi secondi.

A questo si aggiunge un dettaglio che affascina anche gli osservatori meno esperti: le Geminidi sono spesso colorate. Le tonalità dipendono dalla composizione chimica dei frammenti, che bruciano nell’atmosfera producendo sfumature verdi, gialle, rosse o blu, come minuscoli fuochi d’artificio cosmici.

Come e quando osservare le stelle cadenti

  • Periodo di attività: 4–20 dicembre;
  • Notte migliore: tra il 13 e il 14 dicembre;
  • Luogo di origine apparente: la costellazione dei Gemelli, da cui lo sciame prende il nome;
  • Condizioni ideali: osservare da luoghi bui, lontano dalle luci artificiali, con ampio orizzonte visibile.

 

Non sono necessari strumenti: gli occhi e un po’ di pazienza sono sufficienti. Dopo 15–20 minuti, il tempo necessario perché la vista si abitui al buio, il cielo inizierà a riempirsi di tracce luminose da ogni direzione.

Il 5 gennaio 1972 la nascita del Programma Space Shuttle

Il Programma Space Shuttle è un capitolo fondamentale della storia spaziale, simbolo di innovazione, rischio e progresso tecnologico

 

space shuttle endeavour

 

Oggi, 5 gennaio 2026, ricorre il 54° anniversario di una decisione che ha segnato in modo profondo la storia dell’esplorazione spaziale americana. Il 5 gennaio 1972 il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon ordinò ufficialmente lo sviluppo del Programma Space Shuttle, aprendo una nuova fase per la NASA e per l’accesso umano allo Spazio. L’obiettivo era ambizioso: realizzare un veicolo spaziale riutilizzabile, capace di ridurre i costi dei voli orbitali e di garantire missioni più frequenti rispetto ai programmi precedenti, come Mercury, Gemini e Apollo. Lo Space Shuttle doveva diventare un “ponte” tra la ricerca scientifica, le esigenze militari e la cooperazione internazionale, in un contesto segnato dalla Guerra Fredda e dalla competizione tecnologica con l’Unione Sovietica.

Il primo volo avvenne nel 1981 con il Columbia, inaugurando un programma che sarebbe durato 30 anni. Durante questo periodo, gli Shuttle permisero il lancio e la manutenzione di satelliti, la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale e missioni scientifiche di grande valore. Il programma fu però segnato anche da tragedie, come gli incidenti del Challenger nel 1986 e del Columbia nel 2003.

Una “nuova stella” in cielo: presto la nova più vicina alla Terra potrebbe esplodere

La nova ricorrente più vicina alla Terra potrebbe esplodere entro il 2026, diventando visibile anche a occhio nudo.

C’è grande fermento nella comunità astronomica: la nova ricorrente T Coronae Borealis (T CrB), un sistema stellare a circa 3mila anni luce da noi, sta dando chiari segnali di risveglio. Secondo gli esperti, questa affascinante stella che esplode periodicamente è prossima a una nuova eruzione che, se seguirà il suo ciclo storico, potrebbe avvenire entro il 2026 e renderla visibile persino a occhio nudo. Le recenti osservazioni, supportate da innovative simulazioni condotte dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Palermo, confermano un’attività crescente, suggerendo che lo spettacolo celeste potrebbe essere imminente. I dettagli di questo lavoro predittivo sono in uscita sulla prestigiosa rivista Astronomy & Astrophysics.

Il meccanismo celeste della nova ricorrente

Cosa rende T Coronae Borealis così speciale? Si tratta di una nova ricorrente, un particolare tipo di sistema binario composto da due stelle in stretta interazione:

  • Una gigante rossa (una stella in fase avanzata della sua evoluzione);
  • Una nana bianca (il nucleo compatto e denso di una stella che ha esaurito il suo combustibile nucleare).

La nana bianca agisce da “vampiro cosmico“, strappando e accrescendo materia dalla sua compagna gigante rossa. Questo materiale forma un disco di accrescimento prima di precipitare sulla superficie della nana. L’eruzione si scatena quando la materia accumulata raggiunge una massa critica, innescando una reazione termonucleare incontrollata di idrogeno. Questa “esplosione” causa un improvviso e drammatico aumento di luminosità che noi osserviamo come una nova.

Una periodicità di 80 anni e una vicinanza cruciale

T CrB è l’oggetto di questa classe più vicino alla Terra, a metà distanza della successiva nova ricorrente nota, RS Ophiuchi (a 5300 anni luce). La sua vicinanza, unita alla sua storia documentata, la rende un bersaglio di eccezionale interesse. Le sue ultime eruzioni sono state registrate nel 1866 e nel 1946, separate da un intervallo di circa 80 anni. Se questa periodicità dovesse ripetersi, la prossima esplosione è attesa per il 2026.

A supporto di questa attesa vi sono:

  • Un aumento del tasso di accrescimento di materiale sulla nana bianca;
  • Variazioni della luminosità ottica;
  • Una maggiore attività alle alte energie.

Il periodo migliore per l’osservazione a occhio nudo nel nostro emisfero sarà durante i mesi di primavera ed estate.

Predire l’esplosione: il modello 3D

Gli astronomi si stanno preparando all’evento seguendo attentamente i segnali. Il team guidato da Salvatore Orlando dell’INAF di Palermo ha sviluppato un cruciale modello tridimensionale (3D) dell’esplosione, mirato a prevedere in dettaglio l’emissione di raggi X che accompagnerà l’eruzione.

Il nostro modello tridimensionale fornisce una previsione quantitativa e realistica dell’emissione di raggi X che accompagnerà la prossima eruzione di T Coronae Borealis, ricostruendo nel dettaglio il comportamento dell’onda d’urto all’interno di un ambiente circumbinario complesso e asimmetrico“, spiega Orlando, come riportato su Media INAF, il notiziario online dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Le simulazioni sono state rese il più realistiche possibile includendo, oltre alla nana bianca e alla gigante rossa, anche il disco di accrescimento e il materiale circumbinario (il vento stellare) generato dalla gigante rossa. Questo ambiente circostante, che presenta una peculiare sovradensità equatoriale a forma di anello, è fondamentale per capire come si propaga l’esplosione.

L’onda d’urto asimmetrica e le 3 fasi dei raggi X

I risultati del modello rivelano che l’onda d’urto generata dall’eruzione sarà fortemente asimmetrica. A causa della presenza del disco e della densità equatoriale, l’onda si propagherà con una geometria bipolare, muovendosi in modo preferenziale lungo i poli del sistema. L’emissione di raggi X si manifesterà in 3 fasi principali:

  • Fase Iniziale (poche ore) . Emissione ad alta energia prodotta dall’impatto con il materiale del disco di accrescimento;
  • Fase Intermedia (alcune settimane) – Dominata dall’emissione a più bassa energia proveniente dai frammenti espulsi dall’esplosione;
  • Fase Finale (più duratura): Raggi X associati all’interazione con il mezzo circumbinario.

Oltre lo spettacolo: le Supernove di Tipo Ia

L’importanza di studiare T Coronae Borealis va oltre il fascino dell’esplosione. Comprendere l’interazione tra l’onda d’urto e l’ambiente circostante, come simulato dal team dell’INAF, permette agli scienziati di ricostruire la vita del sistema binario e di delinearne il suo possibile cammino evolutivo. Questi sistemi sono considerati i potenziali progenitori delle supernove di tipo Ia, uno dei tipi di esplosioni stellari più potenti e importanti in cosmologia, utilizzate per misurare le distanze nell’universo.

Studiare questo oggetto significa cercare di svelare i meccanismi più nascosti dell’interazione tra l’onda d’urto dell’esplosione e il mezzo che la circonda, sapendo che questi processi non possono essere osservati con il livello di dettaglio raggiunto dalle nostre simulazioni. Comprendere tali dinamiche permette di ricostruire la vita del sistema binario, fatta di complessi scambi di materia tra le due stelle compagne, e di delinearne il possibile cammino evolutivo, che potrebbe culminare in una supernova di tipo Ia. È un po’ come indagare su un frammento di storia stellare, avvenuto secoli fa, e che potrebbe essere rivelato nei prossimi mesi grazie alle osservazioni della nova ed alle predizioni del nostro modello“, conclude Orlando.

L’attesa è alta. Nei prossimi mesi, gli occhi del mondo saranno puntati sulla costellazione della Corona Boreale, sperando di assistere a un frammento di storia stellare che sta per essere riscritto nel nostro cielo.

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